Una riserva naturale tra le ciminiere

Oggi voglio condurvi alla scoperta di un luogo molto bello e rilassante, dove la natura, incontaminata, cerca di restare intatta e sfuggire all’assedio delle ciminiere dei tanti stabilimenti industriali che la circondano. Vi parlerò, quindi, della Riserva Naturale Saline di Priolo.

Ci troviamo poco a nord di Siracusa, poco prima di Priolo Gargallo. Siamo all’interno di un territorio purtroppo devastato dagli impianti industriali. In circa trent’anni abbiamo perso vaste ed importanti sezioni di quelle che un tempo erano definite “le più vaste saline siciliane”, dove l’attività di produzione del sale è documentata sin dal 1200, per terminare agli inizi degli anni Settanta.

Nonostante ciò, nel 2000 è stato possibile istituire la riserva, affidata alla LIPU, al fine di salvaguardare l’avifauna migratoria e stanziale che soggiorna nel sistema di bacini di cui è costituita la salina.

Con il contributo dell’Erg fu realizzato un sentiero di circa 400 mt per permettere l’accesso anche ai soggetti diversamente abili. La rimozione di un vecchio oleodotto in disuso che attraversava il pantano, il più significativo elemento di pregio naturalistico, si impose subito come priorità. Lo smantellamento doveva diventare azione esemplare di recupero e per questo iniziarono i contatti con ENIMed, ente proprietario della conduttura, già impegnato in operazioni di bonifica, e con l’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente. L’intervento della LIPU permise di ampliare il progetto trasformandolo da solo piano di bonifica ad un qual cosa che contemplasse anche la riqualificazione territoriale apportando quelle migliorie che hanno determinato, nel 2006, l’assegnazione alla Riserva del titolo di “Oasi più bella d’Italia” dove poter osservare la natura.

La successiva realizzazione di due grandi capanni d’osservazione (unici nel loro genere) ha dato la possibilità alla LIPU di apportare un beneficio sostanziale anche alla sopravvivenza della fauna selvatica del luogo.
Fu così che nel progetto fu inserita anche la realizzazione di alcune isole artificiali che permisero in un solo anno di aumentare la presenza di alcuni contingenti di uccelli svernanti, di raddoppiare il numero di coppie di alcune interessanti specie (ad es. il Fraticello – Sterna albifrons) e di permettere la nidificazione di alcune nuove specie come ad esempio l’Avocetta.

Poco tempo dopo arrivò anche la sistemazione del canale di collegamento con il mare che ha permesso di intervenire anche sui livelli idrici del pantano favorendo ulteriormente la sosta e la nidificazione di molte specie di uccelli. Nel frattempo le attività culturali e di divulgazione hanno fatto diventare la riserva un interessante contenitore di iniziative che nel tempo ha avvicinato all’area protetta un cospicuo numero di visitatori.

Le saline di Priolo, con 240 specie osservate, l’80% delle quali interamente o parzialmente migratorie, offrono un significativo contributo al mantenimento delle comunità ornitiche legate agli ambienti costieri salmastri.

Sita a breve distanza dal mare, ma separata da un’ampia fascia di spiaggia, la Riserva riunisce in pochi ettari, quaranta in tutto, ed in gran parte occupati dal bacino d’evaporazione, diversi elementi vegetazionali: dalle specie delle zone dunali e retrodunali, a quelle delle zone umide e di macchia mediterranea.

Una sorpresa: all’interno della riserva è la cosiddetta “Guglia di Marcello”, verosimilmente la tomba monumentale di un personaggio eminente di età ellenistica-romana, che sorge sull’antica via di collegamento fra Siracusa e Katane. Si tratta di una struttura imponente, già nota ai viaggiatori settecenteschi come Jean Houel, realizzata in blocchi di pietra calcarea a secco. L’area è molto interessante dal punto di vista archeologico e meriterebbe si essere scavata, studiata e valorizzata.

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