La Grotta della Favella. L’Orecchio di Dionisio a Siracusa

« La fama di questa eco è tanto vasta che si considera privo di valore il soggiorno a Siracusa se il visitatore, siciliano o straniero, non sia andato a sentirne gli effetti. » (Jean Houël Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari. (1782-1787))

A Siracusa, all’interno del Parco Archeologico della Neapolis, è possibile passeggiare in parte delle famose Latomie, in particolare, all’interno della Latomia del Paradiso. Le Latomie sono delle cave di pietra calcarea, scavate, probabilmente, sin dal VI secolo a.C., con lo scopo di reperire materiale da costruzione per gli edifici della polis greca di Siracusa, allora in grande espansione.

Oggi in questo luogo, tra lussureggianti giardini, si ergono enormi massi di pietra, esito dei numerosi crolli che hanno interessato la zona. Ad un certo punto, ci si trova davanti a quella che un tempo era definita la “Grotta della Favella”, ed oggi, l’Orecchio di Dionisio, dal nome datole da Caravaggio, che soggiornò a Siracusa da Ottobre a Dicembre del 1608.

Caravaggio diede alla cavità il nome di “Orecchio” per la sua forma, poiché sia all’esterno che all’interno, presenta notevoli somiglianze con l’orecchio umano, anche se alcuni vogliono vedervi una somiglianza con l’orecchio appuntito degli asini o dei Satiri. Ma cosa c’entra Dionisio con questa grotta? E’ lo stesso Caravaggio a creare la legenda secondo la quale il celebre tiranno siracusano Dionisio (405-367 a.C.) si ponesse al termine di un cunicolo scavato nella roccia e posto in alto, proprio all’interno dell’Orecchio, a congiungere questo, al Teatro (è a sezione trapezoidale ed è lungo circa 10 m). Da qui, secondo il pittore, Dionisio avrebbe potuto ascoltare, senza essere visto, quello che i prigionieri dicevano di lui anche grazie all’aiuto dell’eco, che amplifica il suono di ben 16 decibel.

Dal punto di vista oggettivo, la grotta è alta circa 23 m e larga dai 5 agli 11 m e si sviluppa in profondità per 65 m. L’escavazione avvenne dall’alto verso il basso, seguendo il tracciato di un precedente sinuoso acquedotto e alle pareti sono a tutt’oggi visibili i segni dell’estrazione della pietra.

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