Il tesoro di Zeus

Avete sentito parlare del Tempio di Zeus (Olympieion) di Siracusa?

Probabilmente solo in pochi saprete a quale monumento mi riferisco. Ecco perché oggi voglio condurvi alla scoperta di questo antico tempio.

Lungo l’odierna Via Elorina, superati i fiumi Anapo e Ciane, sulla destra, su di un alto promontorio, è possibile scorgere i resti dell’Olympieion. Nell’ambito dei quartieri della Siracusa di età greca, esso sorgeva nel sobborgo chiamato Polichne (Tucidide, VII 4), che probabilmente era privo di mura e di notevole importanza strategica e culturale, perché legato alle attività del porto e del territorio circostante.

Si tratta di un tempio dorico periptero esastilo (6 x 17), costruito pochi anni dopo l’ortigiano Tempio di Apollo (inizi VI secolo a.C.), del quale imita la pianta molto allungata (20.50 x 60 m) e il colonnato forse interamente monolitico. Oggi l’area archeologica del Tempio di Zeus è inaccessibile ed il tempio mal conservato, ma sin dal tempo dei viaggiatori del Grand Tour, questo luogo non ha mai smesso di affascinare quanti abbiano potuto ammirare quelle “due colonne”, ad oggi superstiti, insieme a parte del crepidoma e della trincea di fondazione.

Il ricordo più antico di questo santuario dedicato a Zeus, ce lo tramanda Diodoro Siculo (X 28, 1) e ci rimanda al 491 a.C., quando Ippocrate, tiranno di Gela, dopo la vittoria presso l’Eloro sui Siracusani, si accampò nelle vicinanze del tempio e scoprì il sacerdote ed altri, a depredare gli ex-voto e il mantello della statua di culto, in parte d’oro. Pare che Ippocrate cacciò via i predatori e non toccò nulla di quei tesori. Il tiranno siracusano Gelone, con il denaro ricavato dalla preda cartaginese della battaglia di Himera (480 a.C.), offrì alla statua del dio un mantello d’oro, che fu poi rubato da Dionisio I, con l’ironico pretesto che il dio sarebbe stato molto più protetto sia dal freddo che dal caldo con un mantello di lana (Cicerone, De natura decorum, III 83). Pausania (X 28, 6) scrive che anche gli Ateniesi, quando nel 414 a.C. si accamparono attorno al tempio, non toccarono il tesoro del dio, ma intercettarono, invece, le liste dei cittadini di Siracusa custodite in esso, mentre i Siracusani tentavano di portarle in salvo nella città a bordo di una nave (Plutarco, Vita di Nicia, 14). L’importanza del santuario quale centro politico cittadino, è dimostrata anche dal fatto che il condottiero corinzio Timoleonte crea l’anfipolia di Zeus Olimpio, magistratura eponima della città. Di ben altro avviso, probabilmente, furono gli eserciti Cartaginesi e Romani. Anche il procuratore Verre rubò nel tempio un simulacro di Zeus Urius, come narra Cicerone nelle Verrine (II 4, 128).

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