Guida Locale “Patrimonio Nazionale”

“Le guide turistiche hanno una specificità professionale, legata strettamente al patrimonio culturale italiano, che deve essere pienamente valorizzata. L’Avvocatura dello Stato, su richiesta del MiBACT, ha già depositato l’impugnativa alla sentenza del Tar sui decreti ministeriali che istituiscono le guide turistiche specialistiche. Auspichiamo che il Consiglio di Stato si esprima nel più breve tempo possibile e colga le peculiarità della situazione e della professione in esame, che non è assimilabile ad altre categorie”. A dirlo è Dorina Bianchi, Sottosegretario al Turismo. “Il nostro obiettivo – aggiunge – è tutelare le guide turistiche nella maniera più opportuna. È necessario operare un bilanciamento e un contemperamento tra la libera circolazione dei lavoratori e la tutela del nostro patrimonio culturale, storico e artistico”. E conclude: “Per questo, nei prossimi giorni, convocheremo le Regioni  per affrontare in maniera sistematica la questione. A seguire, incontreremo le associazioni di categoria per fare anche con loro il punto e recepire le diverse istanze per giungere a una mediazione ragionevole”.

Come si apprende dai siti d’informazione del settore, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha annullato i decreti del Ministero dei Beni Culturali che imponevano limitazioni per l’esercizio della professione di guida turistica (7 aprile 2015 e 11 dicembre 2015): in particolare, sono state considerate illegittime le misure che individuavano dei siti di particolare interesse (3.176 su tutto il territorio nazionale) che richiedevano una speciale abilitazione per poter esercitare la professione al loro interno. Il motivo? Il TAR ha ritenuto che i limiti imposti dai decreti ministeriali violassero le norme europee sulla concorrenza e sulla circolazione dei lavoratori.

Cosa cambia adesso? Torna in vigore la legge 97 del 6 agosto 2013, che riconosce l’abilitazione alla professione di guida turistica come valida sull’intero territorio nazionale, e allo stesso modo le guide turistiche straniere che hanno ottenuto l’abilitazione nei loro paesi di provenienza potranno anche loro esercitare la professione sul territorio italiano, stante il regime di libera prestazione dei servizi riconosciuto dall’Unione Europea.

C’è da dire che se si voleva liberalizzare la professione di guida turistica, si è scelta molto probabilmente la strada sbagliata, e noi ci schieriamo dalla parte di tutte quelle guide turistiche specializzate, profonde conoscitrici del proprio territorio, che esprimono la propria preoccupazione nei confronti della decisione del TAR del Lazio. L’obiettivo dell’azione dei legislatori dovrebbe essere sempre la tutela del consumatore: la sentenza del TAR del Lazio (la numero n. 02831/2017 del 31 gennaio 2017, pubblicata il 24 febbraio) sembra invece andare in senso opposto, perché in un settore particolarmente delicato, dove il consumatore altri non è che il turista che si affida a un professionista che deve fargli conoscere un territorio, si rischia di creare una realtà dove a rimetterci saranno, appunto, i clienti finali, i turisti. Nessuno potrà impedire, infatti, che i turisti vengano condotti alla scoperta di una città da una guida che proviene da tutt’altre zonee magari ha studiato solo sui libri le materie che poi andrà a spiegare ai viaggiatori, così come nessuno potrà impedire che i tour operator stranieri si affidino alle loro guide piuttosto che a quelle locali. Non dobbiamo poi dimenticare che “fare la guida turistica” non significa soltanto conoscere un’opera d’arte o avere cognizione della storia di una chiesa o di un edificio. Una guida turistica conosce le abitudini dei locali, sa consigliare ristoranti, alberghi, esercizi commerciali, conosce quali sono le zone da evitare di una città, riesce a organizzare al meglio gli aspetti logistici: insomma, vivendo in prima persona il luogo, non può che conoscerlo meglio di chiunque altro.

Certo: è lecito attendersi che i più capaci continueranno a lavorare come hanno sempre lavorato, ma è altrettanto lecito attendersi che un regime di liberalizzazione di questo tipo possa comportare anche prezzi rivisti al ribasso che potrebbero causare un decadimento generale della qualità, con guide turistiche che, per adeguarsi al mercato, oltre a ritoccare le proprie tariffe per adeguarsi a una concorrenza che sarà sempre più pressante, dovranno investire meno tempo in studio, formazione e acquisizione di esperienza sul campo e lanciarsi con maggior spinta verso azioni di marketing per trattenere clienti che non saranno più tenuti, come legge voleva, a rivolgersi alle guide presenti in loco, ma potranno scegliere chi preferiranno (e magari potrebbero portarsi dietro una guida “da casa”).

Siamo convinti che la professionalità continuerà a essere riconosciuta da parte dei turisti più attenti. C’è però il rischio che la decisione del TAR vada a svantaggio (oltre che, superfluo specificarlo, di molti operatori del settore) soprattutto dei consumatori: questi ultimi saranno mercé di un mercato che, in sostanza, non avrà più regole stringenti. Siamo d’accordo sul fatto che la professione andasse riformata: diventare una guida turistica era ormai un sogno quasi irraggiungibile per molti e si rischiava il corporativismo, ma la soluzione a questi problemi non è neanche l’estremo opposto. Noi siamo dunque dalla parte delle guide turistiche specializzate, semplicemente perché siamo dalla parte degli interessi di chi viaggia e di chi vuole conoscere, e di chi intende ancora accompagnare chi viaggia e chi vuole conoscere in modo sano, corretto, utile e professionale.

Tratto da “Finestre Sull’Arte”. Blog e podcast per la Storia dell’Arte.

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