Alla scoperta di…Megara Hyblaea

Siamo di fronte la penisola della moderna Augusta, a circa 20 km da Siracusa.

Qui, nel 727 a.C., secondo lo storico ateniese Tucidide (VI, 3-4), un gruppo di coloni guidati da Lamis, provenienti dalla città greca di Megara Nisea, approdarono sulle coste siciliane. Dopo una breve sosta in un luogo detto Trotilon, si sarebbero uniti ai Calcidesi di Leontinoi; cacciati da questi ultimi e perduto il loro capo nella successiva sosta a Thapsos, avrebbero poi fondato, per concessione del re siculo Hyblon, una propria città, cui dettero il nome della madrepatria, Megara, e l’appellativo di Hyblaea per ricordare il dono della terra fatto loro dal re Hyblon.

Nel 627 a.C. circa, Megara Hyblaea fonderà la subcolonia di Selinunte, nella Sicilia occidentale.

La città di Megara Hyblaea, visse 245 anni fino alla sua distruzione, avvenuta nel 482 a.C., per mano di Gelone, tiranno di Siracusa, che trapiantò i ricchi in quest’ultima e vendette il resto del popolo come schiavi fuori di Sicilia. Dal IV al II secolo a.C. vi fu una parziale rioccupazione del sito; l’arrivo dei Romani nel 214-213 a.C. porterà al definitivo abbandono della città.

Megara, posta a circa venti chilometri da Siracusa, le “consente di guardarsi nello specchio della storia. Non ci sono altri esempi così chiari di un binomio di città dove l’una, quella morta, rinvia all’altra, quella viva, l’immagine precisa delle sue origini” (M. Gras).

Una vasta area del sito dell’abitato antico è stata messa in luce grazie agli scavi sistematici condotti dalla Scuola Francese di Roma dagli archeologi Vallet e Villard prima e Tréziny e Gras poi.

Durante la visita all’Area Archeologica di Megara Hyblaea, potrete ammirare le vestigia della città ellenistica, sovrapposte a quelle della città arcaica. Si susseguono resti di case, portici (stoai), templi, pozzi, strade. Sono visibili anche alcuni tratti della cinta muraria sia di età arcaica che di età ellenistica, con torri semicircolari e porte.

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